martedì, agosto 07, 2007
giovedì, luglio 26, 2007
sabato, luglio 21, 2007
67 anni dopo: Le verità nascoste sul progettato "golpe" di Vittorio Emanuele III

Due mesi prima dell'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale, Vittorio Emanuele III progettò davvero un 'golpe' per destituire Benito Mussolini e sostituirlo con il genero Galeazzo Ciano. Il tentativo fu messo a punto nei primi giorni del marzo 1940 e prevedeva che il passaggio di poteri avvenisse ''in maniera morbida'', attraverso una soluzione ''legalitaria'', accettabile anche da parte del dittatore fascista. Vittorio Emanuele cercò di convincere Ciano, allora ministro degli Esteri, grazie ai buoni uffici del conte Pietro Acquarone, ministro della Real Casa. La destituzione del Duce doveva avvenire durante una convocazione urgente del Gran Consiglio del Fascismo, che mettesse Mussolini in minoranza. Sul tentativo del re tramite Acquarone di giungere alla sostituzione di Mussolini è possibile leggere ora un documento inedito: si tratta delle confidenze rese negli anni Sessanta da Umberto II al giornalista Luigi Cavicchioli, pubblicate sul prossimo numero di ''Nuova Storia Contemporanea'', la rivista diretta dallo storico Francesco Perfetti. Finora gli studiosi non avevano avuto la possibilità di indagare a fondo per mancanza di una esplicita documentazione, anche se alcuni passaggi del ''Diario'' di Ciano sono eloquenti. La testimonianza inedita di Umberto II a Cavicchioli - basata su ricordi diretti dell'allora Principe di Piemonte e sulle confidenze che gli furono fatte dal conte Acquarone - arricchisce il quadro, già tracciato dalla ricerca storica, di particolari importanti e consente di cogliere l'effettiva portata dell'operazione del marzo 1940: una sorta di '25 luglio' promosso da Vittorio Emanuele III tre anni prima di quello che effettivamente portò al crollo del regime e alla eliminazione di Mussolini. Per il suo rigido formalismo - oltre che per valutazioni di natura politica - Vittorio Emanuele III cercava un modo che fosse ''legalitario'' per sbarazzarsi di Mussolini, che non apparisse cioè come un ''colpo di Stato'', che insomma consentisse un passaggio ''morbido'' del potere nelle mani di personaggi come Ciano, ritenuti moderati e legati alla Corona. La confidenza di Umberto II, sottolinea lo storico Francesco Perfetti, rivela il contenuto del colloquio fra Acquarone e Ciano: il suggerimento del re al ministro degli Esteri era di farsi promotore di una richiesta di convocazione urgente del Gran Consiglio del Fascismo che mettesse in minoranza Mussolini e consentisse al sovrano di intervenire e gestire la situazione in modo indolore e accettabile dallo stesso Mussolini. ''Si trattava di un piano ardito - afferma il professor Perfetti, curatore dell'edizione critica dei resoconti di Cavicchioli - che Ciano non si sentì o non volle avallare e portare fino alle estreme conseguenze. Quando, nella notte fra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio fu convocato per l'iniziativa di Dino Grandi e degli altri 'congiurati' e Mussolini fu posto in minoranza, la situazione non era più quella del 1940 e non era più pensabile una soluzione come quella auspicata dal re tre anni prima: il trapasso del potere, insomma non era realizzabile utilizzando gli uomini del fascismo moderato e filomonarchico, a cominciare dallo stesso Grandi, e non era possibile evitare una soluzione di continuità con il passato. E ciò, malgrado il fatto che alcuni esponenti di quel fascismo moderato si illudessero''.
giovedì, luglio 19, 2007
Rauti: ho tolto anche gli occhiali per sembrare meno «nero»

Il nipotino Manfredi, per far arrabbiare papà Gianni (Alemanno, ndr), qualche volta gli urla contro: «Viva la fiamma di Pino Rauti». Il nonno, Pino Rauti, lo racconta ridendo di gusto: «Stravedo per il figlio di Isabella. Che è un dritto: quando mi vuole far incavolare, grida "Viva McDonald"».
Angela Frenda
Corriere della Sera
mercoledì, luglio 18, 2007
Azione Giovani non dimentica il 19 Luglio 1992

Anniversario della strage di Via D’Amelio, Azione Giovani e Azione Universitaria organizzano la tradizionale Fiaccolata. Il Presidente di AN Gianfranco Fini parteciperà domani alla manifestazione. Anche quest’anno si mobilitano Azione Giovani e Azione Universitaria per ricordare il sacrificio del giudice Paolo Borsellino nel 15° anniversario della Strage di Via D’Amelio. Appuntamento centrale la tradizionale Fiaccolata del 19 luglio, corteo regionale che partirà dalla Statua della Libertà (Piazza Vittorio Veneto) intorno alle 20.30 e arriverà in via D’Amelio dove verrà deposta una corona di fiori dinanzi il monumento commemorativo. Parteciperanno alla manifestazione il Presidente Nazionale di AN On. Gianfranco Fini (il quale sarà presente nel pomeriggio all’insediamento del nuovo coordinamento regionale del partito) ed il Presidente Nazionale di Azione Giovani On. Giorgia Meloni (Vice Presidente della Camera dei Deputati).
In questi anni la Giovane Destra non si è limitata al semplice ricordo di Borsellino, ma ha sempre attualizzato il suo impegno nella lotta alla mafia (vedi campagne contro le droghe e le infiltrazioni della mafia nei partiti). La Fiaccolata di quest’anno sarà incentrata sulla battaglia recente contro l’abolizione dell’ergastolo. Proprio qualche giorno fa nella città di Palermo erano apparsi dei manifesti goliardici contro tale proposta contenuta nella bozza di riforma del codice penale. Il corteo del 19 luglio sarà infatti aperto dallo striscione “Abolire l’ergastolo è un crimine”, stesso messaggio apparso sui manifesti.
“La Fiaccolata del 19 luglio – dichiarano Davide Gentile e Carolina Varchi leader palermitani della giovane destra – sarà la marcia silenziosa di quanti non vogliono vanificare il sacrificio di uomini come Borsellino. Una forte presa di posizione contro chi vuole introdurre novità nell’ordinamento giudiziario italiano che di fatto indebolirebbero lo Stato, impegnato quotidianamente nella difesa dei cittadini. Abolire l’ergastolo significa firmare l’ennesimo armistizio con la mafia”.
domenica, luglio 08, 2007
SI allo svecchiamento, NO alla perdita dei valori

Sarei grandemente ingenuo (e masochista) se fossi contrario allo svecchiamento dei partiti, poichè sono consapevole che i cambiamenti radicali di cui la nostra Italia ha tanto bisogno, possono essere compiuti solo dalla nostra generazione, nel momento in cui la classe dirigenziale dei partiti, quella degli over 60 e 70 andrà in congedo. La politica italiana è vecchia, e la seconda repubblica non è stato altro che una figlia distorta e pasticciona della prima, dato che da 13 anni nulla è cambiato, le clientele sono rimaste, politici sepolti dal discredito (e anche da qualcos'altro) sono a capo di importanti ministeri, e magistrati che hanno condotto la battaglia di "mani pulite" stanno al governo con gli ex imputati. E' un paese molto strano l'Italia, è il paese dei ricchissimi e dei poverissimi, delle adunate oceaniche e di piazzale Loreto, degli ex comunisti che fanno il partito unico con gli ex democristiani, insomma di stranezze ce ne sono tante, e nonostante tutto questo movimentismo della politica,tra liti, scandali, scissioni, unioni, coalizioni strampalate...questa politica italiana, è la più inefficiente e costosa del mondo. Questa è la politica del DDL Mastella, che vuole tappare la bocca a magistrati e giornalisti su tutto quello che riguarda l'"intoccabile" classe politica, non a caso è l'unico provvedimento di questa legislatura su cui si è trovata una larga intesa. Chi crede quindi che io sia un sostenitore di questo sistema politico, beh allora non ha capito un tubo di me e della mia idea di politica dell’avvenire, testimonianza ne è il fatto, che l’anno scorso nel mio piccolo, ho sostenuto il SI al referendum sulla modernizzazione di una ormai vetusta costituzione, centralista e burocratica, al fine di snellire il colossale e inutile marchingegno legislativo, con la spartizione dei compiti tra Camera e Senato, e con la progressiva riduzione delle poltrone in Parlamento. Comunque ormai tutto ciò appartiene al passato, e bisogna guardare avanti, e in un mondo politico in continua perdita di valori e credibilità, è dovere di noi giovani gettare il cuore oltre l’ostacolo, affinchè la politica ritorni sui suoi passi, tra la gente e per la gente. Quindi per me, il bandolo della matassa sta nel ritrovare i valori perduti per strada, da partiti figli del calore popolare, ma questo non è un ritorno all’indietro, se io dico che AN deve ritornare a fare la destra nazionale, non dico come qualche facinoroso “dicce quarcosa de destra…A FROCI!”, no, non è questo il ritorno alla vera destra a cui invoco io, per me c’è il bisogno di tornare a fare un welfare serio, una vera difesa dell’imprenditoria nazionale, battendosi a livello internazionale affinchè in paesi come la Cina si rispettino i diritti umani dei lavoratori, in modo da colmare il GAP delle imprese italiane che invece vengono sommerse da una montagna di tasse; bisogna che l’Italia torni a reclamare un ruolo da protagonista nel Mediterraneo, con la costruzione di infrastrutture che facciano del nostro paese la piattaforma logistica per gli scambi commerciali e culturali tra occidente e oriente,e quindi incentivando anche il turismo proveniente dalle nuove potenze mondiali. Credo che questi non siano dei punti programmatici retrogradi, o frutto di ideologie stagnanti. Il padre indiscusso della destra italiana, Giorgio Almirante, disse nel suo famoso discorso di fine campagna elettorale del 1976 in Roma : “Chi ha combattuto per ideali per i quali si è sacrificato sin dalla prima giovinezza, è chiamato a trasformare la propria fede in azione!Verso l’avvenire!”, ed è rifacendomi a queste parole che affermo con tutta sicurezza, che non possono esistere partiti senza identità, perché persa questa si cade nella banalità e nel materialismo, sono forse proposte di destra far studiare il corano nelle scuole o dare il voto agli immigrati? Io sinceramente non credo proprio, e come me non lo crede nemmeno la base di AN e il suo elettorato che non seguono più “l’eterno delfino”. La riscossa della destra, deve ripartire da AN non c’è dubbio, ma ciò avverrà solo se si invertirà radicalmente il cammino, tornando alle origini di Fiuggi, quando AN era il partito che poteva vantare una superiorità intellettuale e politica, perché figlia dell’unico partito non rimasto vittima delle tristi vicende di tangentopoli, solo così si potrà ricominciare a percorrere la strada che porta verso il futuro e il progresso .
